Mario De Micheli
Il merito dei giovani, quando sono seri, è quello di misurarsi con dei problemi di fondo. I mezzi termini sono messi da parte: il gioco, il divertimento, la piacevolezza, il gusto non rientrano nei loro interessi. Essi, e a ragione, puntano alto. E bisogna dire che in un’epoca in cui l’arte è spesso ridotta ad un’abile amministrazione di formule, questo fatto, questo atteggiamento morale ed estetico di un gruppo di pittori dell’ultima generazione, è senz’altro l’aspetto più positivo dell’attuale momento artistico.
Iros Marpicati fa parte di questo gruppo di giovani artisti. Sembra che egli abbia meditato a lungo una affermazione di Van Gogh: «Non conosco migliore definizione della parola arte di questa: L’arte è l’uomo aggiunto alla natura; la natura, la realtà, la verità, ma con un significato, con una concezione, con un carattere, che l’artista fa uscir fuori e ai quali dà espressione».
Anche Marpicati cioè è un pittore che dà più importanza all’espressione che alla forma. È per questo che, polemicamente, ha ridotto la sua tavolozza quasi in modo esclusivo al bianco e nero. Il colore in questo momento della sua ricerca espressiva gli appare quasi come una «distrazione» da quello che è il centro poetico del quadro. Egli, in altre parole, concentra tutto lo sforzo creativo nell’enunciazione essenziale dell’immagine, non vuole lasciar margine ad altre suggestioni, ad altre lusinghe [...].

Milano, marzo 1959

 

Elvira Cassa Salvi
La strada aperta alla pittura d’oggi è questa che Iros Marpicati ha preso a battere, e che è già in grado di documentare con tanta incisività in questa sua prima mostra personale alla Galleria Alberti. Prima mostra che ha qualche cosa di non comune, anzi si potrebbe dire senz’altro di eccezionale per l’unità, la coerenza, la forza con cui il giovanissimo pittore s’inserisce, con una personalità propria e decisa, nel vivo della dinamica artistica contemporanea. Egli non annaspa e non divaga; non si disperde in esperienze eclettiche; anzi si colloca esattamente e con slancio sicuro al punto cruciale e nevralgico dell’arte d’oggi, là dove le forze più vive urgono con esigenza incalzante di sbloccare la pittura dagli ingorghi e dai ristagni, verso un’espressione più compromettente e umana [...].

Brescia, marzo 1959